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L'Angolo dei Consigli - Novembre

L’angolo dei consigli è una rubrica, a cadenza bimensile, in cui faccio biecamente pubblicità a manga e autori che mi piacciono (e generalmente disconosciuti).
Generalmente non parlo di manga editi in italia e il 99% delle volte parlo di cose che ho letto in inglese > per cui non sono certa che esistano in italiano *cof cof*
Si potrebbe quasi dire che sono i progetti futuri mancati, manga che mi piacciano ma che non posso fare (principalmente perché il tempo scarseggia).
Comunque mi sono piaciuti abbastanza da consigliarli a giro nel disperato tentativo di farli comunque conoscere da noi~
Essendo “progetti mancati” vuol dire che tutto ciò che propongo rientra nei miei standard qualitativi, oltre a significare che sono tutte serie concluse sia in giapponese che inglese.


Eccoci qui, col nuovo assetto bimensile che si spera durerà a lungo (?)
Ho colto l’occasione di questo cambio, con conseguente modifica del pezzetto introduttivo qui sopra, per cambiare un’altra cosa oltre alla cadenza della rubrica: da questo mese la rubrica non tratterà più solo yaoi *nod*
Ovviamente continuerà a trattare prevalentemente yaoi ma il fatto è che iniziava a scarseggiare la gente da recensire e dopo l’esperienza Bohra (intensa quanto devastante, almeno per me) ho capito che certe autrici non posso proprio trattarle in questo contesto, vuoi perché sono molto prolifiche, vuoi perché le adoro troppo e ci perderei troppo tempo, vuoi perché alla fine se devo parlare solo di gente famosa (dal mio punto di vista) questa rubrica perderebbe un po’ il suo senso d’esistere.
L’ho iniziata con l’intenzione di fare una rubrica che parlasse di manga “sfigati” che quasi nessuno conosce e/o leggerebbe solitamente, per cui se dovessi parlare della Ayano o dell’Ogeretsu o la Chie o simili non avrebbe molto senso *nod*
Inoltre, visto che era già capitato con la Enzo, ho deciso anche di non vietarmi categoricamente le autrici che tratto io direttamente –ovviamente entro i limiti della decenza, non farò pubblicità ai manga che faccio io e qualche amica, almeno che non sia strettamente necessario perché altrimenti non ci rimane nulla XD

Quindi ricapitolando: la rubrica diventa bimensile, si apre a tutti i generi e tutti gli autori (che resteranno tendenzialmente degli sconosciuti) > inoltre continuerò a trattare solo opere complete almeno in inglese.
E ora andiamo alla parte importante, l’autore è locon del circle Yadokugaeru.
Si ricomincia col botto perché, beh, ho selezionato qualcuno di molto dubbio e non adatto ai palati di tutti... per di più più che un autore vero e proprio è qualcuno che si autoproduce da qualche anno.
Si tratta di shota puro e crudo, se non vi piace il genere tornate tra due mesi e, ci terrei a sottolinearlo, solo perché pubblicizzo qualcosa di shota non significa che sia favorevole alla pedofilia o cazzate simili.

Locon fa parte di quella categoria di mangaka (anche se sarebbe più corretto doujinka) il cui tratto definisco: hentai col pene, perché in effetti nel loro stile grafico i personaggi e le situazioni sono più simili a un hentai che altro.
Ovviamente messa così non ha molto senso, gli hentai sono pieni di membri maschili per ovvi motivi ma diciamo che con quel nome io tendo a definire quelle opere, solitamente autoprodotte e volumi autoconclusivi, in cui gli uketti di turno sono talmente effemminati e le scene di sesso talmente esplicite -e fini a loro stesse- che di fatto è come se fossero degli hentai con le ragazze di turno col *bip* appiccicato (manco fosse un decoupage XD)
Si evince già dalla scelta dei termini usati per definire questa "sottocategoria" che generalmente li disprezzo ed è un etichetta negativa *nod*
In ogni caso, in questo caso, non mi dispiace come disegna (meglio e meno ambiguo di tanti altri in questo sottogenere) e tutto sommato i suoi volumi unici spesso fanno parte di serie o comunque hanno un abbozzo di trama che va oltre al mero “scopa scopa” da simil-hentai.
Odiatemi pure, io vi ho avvisati~

2012 – Sumizome Series
Serie d’esordio, attualmente a quota 6 (l’ultimo uscito quest’estate).
Riuscire a star dietro a questa serie è ancora più complicato che con Kaname perché ogni volume ha un nome diverso e non sono numerati; sono abbastanza certa che non ci siano tutti in inglese.
Comunque sono tutti volumi autoconclusivi e visto il genere la trama di certo non brilla per complessità.
Sumizome è il nome del protagonista, un ragazzino scontroso venduto a un bordello che a differenza dei colleghi non lavora con un forzato sorriso spiaccicato in volto e per questo odia a morte Hakusen, il numero uno del locale.
A fare da contrappunto a questi due c’è il solito senpai che cerca di occuparsi dei disastrati ragazzini e cerca di rimetterli in piedi per il round successivo.
Oltre a intrattenere i clienti i ragazzi devono occuparsi anche di lavoretti minori e durante una commissione Sumizome passa un bruttissimo quarto d’ora e successivamente, perché non c’è fine alla sfiga, è costretto a fare un ménage à trois proprio con l’odiato Hakusen.
Proprio da questa ultima esperienza (anche se in capita sia nel il terzo che nel quinto volume) i ragazzi capiranno che sotto l’odio, gli sgarbi e gli insulti covano una sorta d’amore reciproco o mera disperazione condivisa.

2013 – Kaname Series
Seconda serie, attualmente a quota 7 volumi (l’ultimo uscito quest’estate).
Se non erro sono stati tradotti in inglese proprio tutti i volumi, solo che mediamente vengono fatti a manzo da vari gruppi o gente di passaggio per cui è difficile trovarli.
Alla fine sono volumi autoconclusivi e la storia è quel che è per cui va bene anche leggerne uno su tre (sembro un disco incantato :P)
La serie in effetti si apre col più classico dei volumi simil-hentai: 0 trama, solo un ragazzino vestito da studentessa a cui piace prenderlo poderosamente nel culo, tutto qui.
La mancanza di trama si può riassumere con uno dei dialoghi:
- Perché lo fai?
- Voglio farmi scopare con addosso abiti da donna, tutto qui.
Non il migliore degli inizi, ma d’altro canto era praticamente anche l’inizio del circle stesso *nod*
La situazione non cambia granché nei volumi successivi, Kaname continua ad accalappiare gente col Lovoo del momento da bravo ninfomane.
Continuando a tirare la corda, visto anche che razza di vita segreta ha, la situazione precipita e Kaname si ritrova dalla parte della lama invece che col coltello in mano.
Se fosse rimasta una serie insulta da hentai mascherato da yaoi ci sarebbe stato il solito mind-break e il nostro protagonista sarebbe diventato il giocattolino di turno di un branco di mob nameless e faceless per infinito volumi privi di trama, invece uno dei loschi figuri senza volto acquista una fisionomia e la trama declina verso qualcosa di più gentile.
Kaname continua a restare una mignotta, ma per lo meno trova qualcuno che si occupi di lui poi chissà cosa gli riserverà il futuro > è pur sempre la serie più prolifica e di successo del circle (al punto tale che i primi volumi sono andati sold out e sono stati successivamente raggruppati insieme in una riedizione -cosa che penso sia successa anche con Sumizome)

2014 – Seisenryou 207-gou
Nonostante sia stato poi raccolto in un unico volume 207 inizialmente erano due, se non erro (per fare questa lista ho seguito la datazione presente sul sito dell’autore, altrimenti sarei diventata pazza)
Parlano di “normalissima” vita scolastica in un normalissimo dormitorio in cui uno studente scopre che lo scorbutico compagno di stanza sotto indossa un bichini da donna ed è super eccitato, cosa accada dopo è alquanto intuibile.
Lo strano feticismo per i costumi da bagno femminili del protagonista porta a una successiva “una botta e via, almeno per un po’” con l’aggravante che in stanza sta dormendo anche un loro amico.
In realtà non so se considerarla una serie o meno, a differenza delle altre c’è ancora più discrepanza tra quanto risulta ufficialmente e da quanto è stato rilasciato in inglese XD
Ci sta che sia solo che il sito del circle non è aggiornatissimo, nel senso che i post sulle nuove release li fanno ma poi non aggiornano la masterlist.

2014 – Yuugatou Club Series
Dovremmo essere a quota 3 volumi, come già detto sono tutte douji ed è dura stargli dietro.
Alla fine il setting è simile a quello di Sumizome: un bordello coi ragazzini, solo che in questo caso è in un contesto più moderno (un vero e proprio club segreto con rigide regole per diventarne membri) e meno giappone tradizionale.
Ogni volume ha di fatto un suo protagonista per cui nel primo incontreremo è Soyogo alle prese con un nuovo cliente che nulla può fare contro un “host” così esperto (a parte torturarlo con la pseudo cintura di castità multi-accessoriata che i ragazzi hanno in dotazione)
Utsugi è il poveraccio del secondo volume, fresco vendita (?) e ben poco propenso a fare quel cavolo di lavoro; sulle prima sembra che Soyogo debba fargli da tutor ma invece si ritroverà da solo col primo cliente e il suo destino era già segnato nel momento in cui è stata disegnata la prima pagina.
L’ultimo volume uscito finora tratta infine di Suzushiro, un veterano che si occupa dei clienti più problematici dandogli proprio quello che vogliono, anche troppo, in modo che poi possano essere buttato fuori dal club senza che abbiano la forza per protestare.

2016 – Yui
Il volume si apre con “è questo il giorno, vero?” perché è il giorno in cui il nostro prode protagonista andrà oltre il mero vestirsi da ragazza andando fino a casa di uno conosciuto su internet per perdere la verginità.
No davvero, il riassunto è questo e nulla più XD
Dovrebbe essere l’ultima cosa uscita per cui mi sembrava d’obbligo parlarne, alla fine non è nulla di particolarmente eclatante~
Apprezzate i disegni e la mancanza di trama come al solito *nod*

Direi di fermarmi qui, ci sono diverse altre opere (compresi volumi completi, tipo Natsu no Takenawa) di questo circle tradotte in inglese, ma continuando rischierei di impelagarmi in un casino di shot e cose di dubbia data d’uscita e in cui è dubbia anche la traduzione inglese *nod*
Lo so, è un genere fetente questo ma dalla melma bisogna pur tirare fuori qualcosa che non fa completamente schifo.
Diciamo che in questa pessima categoria trovo che le cose di locon siano più che salvabili e alla fine non hanno nulla a invidiare ad altri yaoi non particolarmente famosi per la trama complessa :P
Poi mica vi sto obbligando a leggerli >.<

Scherzi a parte è l'ultima volta che faccio un post del genere, mentre correggo gli errori di digitazione e simili mi passano per la testa 30mila motivi per cui questa cosa possa andare a finire molto male e il blog finire gambe all'aria...
Ci manca solo che sia io a finire nei casini, per aver parlato di questa roba, invece di quelli che la leggono con ben altro in testa di un "alla fine disegnano bene e come storie siamo a livelli di quella imbecille della Minami" -.-

Shadowrun [Recensione]

Come sempre i saldi di GOG sono miei amici, a questo giro è andata abbastanza bene anche se è ancora dura decidere se stare dalla parte dei “trofei” o da quella dei “goodies da raccattati”, nel senso che su Steam c’è una vera e propria community con tanto di obbiettivi, guide e workshop a portata di mano mentre su GOG trovi giusto un forum di gente troppo pretenziosa e qualche bonus insulso tipo avatar ritagliati da wallpaper ufficiali e “soundtrack” estratte dai dati di gioco...
Alla fine però a vincere è sempre una cosa: i soldi, e generalmente su GOG i saldi sono più allettanti.
Oh beh, ovviamente il catalogo di GOG è microbico al confronto (e ovviamente, "politicamente" parlando, odio Valve e amo i CD), ma visto che tanto ho un portatile scassato devo comunque andare a cercare cose vecchie e GOG mi va più che bene.
Dopo questa piccola dissertazione andiamo alla recensione vera e propria.

Per circa 5€ sono riuscita a prendermi gli Shadowrun, il secondo gioco berlinese però devo ancora iniziarlo quindi oggi parlerò solo del primo degli Harebrained: il Returns.
Mettiamo in chiaro che non sapevo un tubo della serie, tant’è che ero convinta che il Returns fosse una sorta di remake di uno Shadowrun (sempre Harebrained) uscito poco anni prima, una sorta di FinalMix insomma –avevo giusto una mezzo ricordo su una campagna kickstart.
Invece poi ho scoperto che Shadowrun è una serie abbastanza vecchia e prolifica che deriva da... come dirlo in maniera carina? Un Cyberpunk dei poveri? Un po’ come The Dark Eye sta a D&D > non lo dico con cattiveria, ma è palese che si tratta di giochi di ruolo da tavolo che appartengono allo stesso sottogenere e si somigliano molto, ma uno è decisamente più famoso dell’altro, o almeno è così da noi.
Prima di scoprire questa cosa, che in parte indurisce il mio giudizio, pensavo semplicemente che Shadowrun fosse un gioco con una bella ambientazione seppur poco originale, un mix di elementi che vanno di moda senza però una vera coesione (cyberpunk, giapponesi, futuro dispotico con influssi magici/fantasy > un vero mescolone)
L’avevo in parte scusato, dicendomi che il gioco era vecchiotto e indie (per di più finanziato con kickstart > lo ammetto non ho indagato troppo dopo aver scoperto la vera origine dell’ambientazione) e che tutto sommato, per quanto confusa, funzionava visto che la campagna non è che sia lunghissima.
Se giochi al Returns di fatto non è che capisci molto di più: c’è stato un cataclisma, la gente si è “risvegliata” (scusa per spiegare perché ci sia la magia e le solite razze da fantasy), il mondo è uno schifo e tu sei infondo alla catena alimentare... fine.
Comunque funziona, tutto sommato.

La cosa che mi ha delusa di più non è stata l’ambientazione, o la trama stessa del gioco, e stranamente nemmeno la gameplay (anzi)... no, la cosa che mi ha deluso di più è stata la durata.
Un gdr che dura 10 ore, indie e tutto quello che ti pare, non è un gdr.
Sono baldanzosamente arrivata al finale tutta allegra convinta di star finendo solo la prima missione importante, convinta che dopo il caso dell’amico morto ci fossero almeno altre 2 missioni simili e invece no, finisce lì.
Non mi aspettavo l’inculata del caro Sam, per quanto era prevedibile (visto che è sempre stato povero in canna), perché non avevo acceso il cervello più di tanto: era una scusa per iniziare l’avventura e la coerenza spesso è andata a farsi un giro durante la partita...
Però mi aspettavo di più, almeno una vera sezione finale che variasse un minimo, anche solo per le scelte dei dialoghi finali... Chiedo troppo?
La campagna poi è terribilmente lineare, tant’è che salvo l’Union (che più che un rifugio è un hub di negozi, o almeno io non mi sono mai sentita “a casa”) il 99% delle altre mappe le vedrete solo una volta e in alcuni (fin troppo rari) casi nemmeno una perché si tratta di sezioni opzionale, e di opzionale c’è davvero pochissimo (per di più gran parte delle missioni opzionali sono dei meri trigger di una quest principale che sbloccano 2 dialoghi in più) e se seguite sempre gli indicatori gialli, gli obbiettivi principali, probabilmente arrivate alla fine del gioco in poco più di 6-7 ore in modalità normale.
Nonostante sia così lineare la difficoltà a volte ha degli sbalzi improvvisi -.-
Generalmente è un gioco non particolarmente difficile, ma ci sono casi in cui rischi di morire come una pera lessa solo per scoprire che la stanza dopo era piena di kit per resuscitare i compagni (che dopo qualche turno di KO escono dal party, per cui nelle missioni lunghe spesso ti trovi col gruppo ridotto al minimo nelle fasi finali) > gli insettoni più che essere difficili sono uno strazio, perché per ucciderli sei obbligato a dedicargli due personaggi ogni turno, cosa inutilmente frustrante...
I compagni non sono particolarmente incisivi o utili (soprattutto Coyote, che alla fine è l’unica che fa un po’ più di presenza, ma è utile quanto una scarpa vecchia), non mi aspettavo niente di che, niente romance o quest dei compagni, ma a questo punto è meglio non abbozzare minimamente la cosa e far riempire il party solo di mercenari usa e getta, salvo qualche personaggio obbligatorio per dovere di trama; tanto valeva limitare i personaggi “amici” all’Union come negozio, consiglieri o simili.
Ultimo difetto, che in realtà è una cosa generalmente standard (o almeno è un classico dei tristi strategici esagonali a cui gioco), il puntamento non propriamente preciso: a volte bisogna litigare un po’ per far andare il personaggio nel quadratino che si vuole mentre, spessissimo, devi clickare più di una volta per fargli capire che deve toccare un certo oggetto o parlare con una certa persona (ci sta che sia anche a causa della risoluzione e del mio tenere il più possibile la telecamera a distanza massima)

Resto convinta del fatto che il Returns sia più simile a prologo che a un gioco vero e proprio perché: la storia si conclude sul più bello ed è palese che il gameplay sia pensato per qualcosa di molto più massiccio e duraturo > infatti, immancabilmente, un anno dopo è uscito il Dragonfalls e poi nel 2015 Hong Kong –non so cosa ci riservi il futuro.
Ma, ehi, se devi recensire qualcosa di datato devi fingere di essere nel 2013 e subirlo così com’era –anche perché il mio portatile è di quei secoli lì :P
Comunque da una parte sono felice così, l’engine è rimasto più o meno invariato e questo mi fa ben sperare di riuscire a giocare fino all’Hong Kong senza problemi di prestazioni; poi, ammettiamolo, il misto 2D/3D isometrico e l’engine libero mi fanno tornare in mente i bei vecchi tempi, soprattutto l’Aurora Engine e NWN! Anche perché come nel primo NWN ci sono tanti dialoghi accompagnati da una immagine che illustra chi parla e hanno pure una struttura verticale (a differenza di BG) che mi riporta subito alla mente quel poveraccio di Valen *fufu*

Che altro dire? Ho già detto che il gioco fila bene (anche se è breve), graficamente tutto sommato fa il suo lavoro, il gameplay è ben strutturato e vario (seppur sovradimensionato per la campagna) e, uhm... Oh! Già! Una cosa che non mi aspettavo ci fosse e invece c’era davvero (?)
Quando l’ho comprato ho visto che tra le lingue era segnalato l’italiano ma, lo ammetto, quando ho visto che l’installazione diceva solo “english” non mi sono scomposta.
Invece è veramente tradotto in italiano e, come il gioco, la traduzione tutto sommato è funzionale anche se ha varie frasi un legnose, qualcuna è rimasta in inglese, diversi casi di errori di battitura (soprattutto per quanto riguarda parole che subiscono modifiche a seconda del sesso del protagonista) e di tag sbagliati (9 etichette su 10 sono contortane da caratteri random al posto delle parentesine)
Insomma non è perfetta, e penso sia frutto di un lavoro fanmade poi implementato all’interno del gioco ufficiale, ma se proprio non sai l’inglese basta e stra-avanza per giocare.
Come già detto, però, non mi sono informata più di tanto e mi limito a subire passivamente quanto comprato :P
Ps ho appena scoperto che esiste pure una versione tablet di ‘sto gioco, finché la mucca da il latte spremila! (anche se in questo caso a spremarla  un coniglio? Che brutta immagine)

Inu x Boku [recensione]

Ho comprato questa serie perché a suo tempo, quando iniziò l’anime, tutti ne parlavano tanto bene e tutto sommato mi ispirava.
Come al solito ero diffidente a comprare una serie in corso, memore della tragedia che fu per me Inuyasha, e quindi andò a finire che sul momento me ne dimenticai e mi tornò in mente solo quando uscì la tragica notizia della morte dell’autrice –a quel punto mi ripromisi di comprarla tutta in blocco quando fosse finita in italia, e così ho fatto.
Come ho già detto (in separata sede) ho sempre apprezzato che da noi la serie sia stata comprata più per uno strascico di fama dell’anime che per il triste destino dell’autrice, come invece è accaduto in altri paesi, ma allo stesso tempo è un opera che mi ha lasciato assai perplessa e per quanto mi sia sforzata di essere buona non sono riuscita a frenarmi dal scrivere questa recensione *muaa*
Visto che secondo me il punto più critico è la trama, uomo avvisato mezzo salvato, questa recensione sarà uno spoiler continuo per cui non leggetela se intendete comprare il manga o guardare l’anime, tutt’al più andate diretti in fondo al post dove tiro le somme -che non c’è *fufu*

Questo grande mondo che gira e va
I primi 2-3 volumi del manga sono stati davvero duri da leggere, tanto che ci ho messo come minimo due settimane (il resto è filato più o meno liscio e l’ho letto tutto in qualche giorno)
Suppongo che ciò sia più che altro a causa mia, non sono materiale da shojo (guarda che è uno shonen > non l'avrei mai detto 0.o) e per quanto potessi apprezzare i disegni erano davvero troppo votati al fanservice per i miei gusti.
La protagonista dovrebbe essere una ragazzina timida e chiusa e va in giro praticamente svestita con le autoreggenti in primo piano, oook XD > tutta l’opera non è molto coerente per cui non soffermiamoci troppo su questa cosa.
Come ho già accennato in un post su facebook le relazioni in questo manga sono spesso trattate con incredibile superficialità (e per assurdo, per quanto apprezzi i momenti più maturi, mi fanno imbestialire il doppio visto che sono seguiti da robaccia) per cui la mia prima impressione è stata quella di avere per le mani un manga senza senso, uno shojo (è uno shonen!) che usava la componente fantasy solo per distinguersi dalla massa, e in cui (per di più) la coppia principale si forma subito e in maniera assai randomica.
Temevo che una volta che quei due imbecilli di protagonisti, caratterizzati come delle figurine Panini (e con tante buone idee buttate nel cesso, tipo il triste passato da gigolò di Soshi), avrei dovuto continuare a leggere 10 volumi di ministorie incentrate sulle altre coppiette presenti (pensiero scaturito dai capitoli immediatamente successivi) e invece... è accaduto un miracolo.
Soshi è morto come un pezzente e ho gioito come una supersadica (poi su questa cosa torneremo dopo).
Non sono molti i manga, shojo poi (SHONEN!!), in cui il protagonista ci lascia le penne (e per davvero, niente sfere del drago che ti resuscitano o simili) a nemmeno un terzo dell’opera *muaa*

Successivamente, anche se a ripensarci ora in effetti non fa che riconfermare la mia idea che questo manga sia un guazzabuglio di idee vincenti prese da altre opere, ho fatto pure la ola quando bellamente è sembrato che il mondo si resettasse e si tornava alla situazione di partenza –solo stranamente incrinata e inquietante.
Ancora una volta però le mie speranze sono stata disattese: certo sono passati 23 anni (quindi più che un reset è una vita futura) e ci sono alcune novità nei personaggi (anche se mi pare più che altro che questo futuro alternativo fosse solo una scusa per rinnovare il guardaroba da yokai), ma ancora una volta le relazioni tra i vari personaggi erano trattate davvero male -.-
Metà di questa “seconda parte” è incentrata tutta sul fatto che Chiyo e Soshi abbiano un rapporto “malato”, ribadito più volte dal narratore, ma non mi è sembrata una cosa così ai limiti.
Sì, lei ha frammenti di ricordi del suo passato e li riflette sul povero “Soshi 2.0” ma alla fine il loro rapporto era già disturbato nella vita precedente e qui rimane più o meno lo stesso, a parte per il fatto che la protagonista piagnucola e l’altro si deprime ancora di più (e poi alla fine vien fuori che "sarà" il figlio, cos'è un incest mancato??)
Il fatto che a nessuno importi se la gente è viva o morta, salvo che in determinate scene e per dovere di trama, è evidente quando i personaggi si fanno tanti problemi sul momento (ad esempio: ho mandato a spigolare Soshi e ora lo butto pure fuori di casa, che crudeltà) ma poi ciò non ha riscontro con le loro azioni (Soshi sparisce di scena per diversi capitoli e nessuno commenta la cosa, lett. lontano dagli occhi, lontano dal cuore)
Per non parlare del personaggio che dovrebbe essere il più devastato del gruppo, in quanto unico sopravvissuto... Il poveretto a appena qualche battuta e anche quando sembra che sia arrivato il momento di trattare delle sue turbe mentali in 2 pagine finisce nuovamente fuori scena.
(E vogliamo anche parlare del fatto che l’autrice non si sia degnata di spiegare come siano morti tutti gli altri off-screen? In compenso ha riempito 2 volumi di capitoli extra di dubbia utilità)
Ma sto leggendo uno shojo (shonen -.-) o una lista della spesa??

Piccola digressione sulla faccenda “supersadica”: lungi da me dire che un anime fansubbato tradotto quasi sicuramente dall’inglese (a sua volta tradotto di fretta ascoltando solamente l’audio giapponese, una delle lingue più ambigue e limitate foneticamente del mondo) sia più fedele di un manga tradotto ufficialmente da una casa editrice e per di più per mano di uno che per anni se l’è tirata ma... insomma, non è che la traduzione faccia impazzire –anzi, contando che è uno shojo (shonen) senza pretese l’aver usato un registro e una sintassi così “arcaica” è doppiamente fuori luogo; inoltre certi termini mi fanno tornare in mente le atrocità commesse in opere tipo Nekrate Holic.

Questo è in assoluto il manga peggio confezionato della storia dell’editoria moderna, non parlo dell’edizione italiana (la cui traduzione, come già accennato, stride ed è legnosa praticamente sempre, seppur corretta un minimo di adattamento in più non avrebbe fatto schifo e avrebbe reso il tutto più scorrevole) ma proprio di come sono stati composti i volumi in Giappone.
Il lettore viene preso ripetutamente per il culo visto come sono infilati malissimo i capitoli nei vari volumi; per intenderci:
- Ci sono extra, o capitoli inutili che sono quasi dei 4-koma, a metà del volume buttati lì senza logica (se non per una storia di ordine di serializzazione, che comunque non viene rispettato sempre quando vengono fatti i volumi proprio per evitare queste situazioni ridicole)
Ovviamente poi spesso e volentieri, oltre ad avere queste parti “superfluee” nel mezzo, spesso anche infondo al volume ci sono spesso extra e/o 4-koma.
- Raramente gli archi narrativi sono incastrati alla perfezione nel volume, è normale che un arco venga fatto finire nel volume successivo (così sei spinto a comprare quello dopo per sapere come va a finire, Kuroshitsuji nè una prova lampante) ma è la prima volta che mi capita un caso limite in cui si arriva alla scena clou (quando spediscono le lettere nel passato) e poi per due volumi... abbiamo capitoli scartati (e simili) che non fanno progredire la trama orizzontale > se non nell’ultimo capitolo del secondo volume.
Chiamateli pure interludi o come vi pare, ma quello era materiale da fanbook o eventualmente era da infilare alla fine dell’opera o volumi fa quando eravamo ancora in quella timeline o comunque in raccolte esterne per chi vuole approfondire il manga e non nei volumi della serie principale!
Ci sta mettere qualche capitoletto ambientato nel ‘passato’ prima di arrivare al momento “oh, ma c’è già una scatola qui”, ma non fare 2 volumi così -.-
- Altre scelte varie di dubbia logica, come il fatto che alla fine dei volumi sulla “seconda vita” ci siano capitoletti ambientati nella prima o il fatto che l’ultimo volume è il doppio degli altri > come se non ci fosse già abbastanza confusione in questo manga.

Che altro mi ha urtato durane le lettura?
I nomi, i nomi inutilmente intortati dei protagonisti (anche se molti contengono riferimenti o messaggi nascosti, ovviamente l’edizione non ha note al riguardo o quasi) che si moltiplicano a dismisura dopo pochi capitoli! Per di più, proprio perché i nomi sono lunghissimi, spesso vengono abbreviati o storpiati in nomignoli che sono alcuni personaggi usano, col risultato che si forma un caos abnorme perché talvolta non cogli al volo di chi diavolo stiano parlando > contando poi che ci sono due timeline e alcuni personaggi hanno un aspetto diverso (e un “passato” diverso) l’emicrania è assicurata.

Per gran parte della lettura di questo manga ho provato i soliti sentimenti che provo visionando la puntate nuove di Once, insomma ho un disturbato rapporto di odio-amore pure con InuBoku XD
In vari momenti della lettura mi sono sinceramente chieste “perché continuo?”, e infatti ho fatto varie pause (mentre di solito leggo tutto di getto), poi però succedeva qualcosa di originale o simpatico e quindi, “ringaluzzita”, continuavo la lettura tutta allegra per poi trovarmi... immancabilmente... poco dopo... depressa e adarmi dell’auto-lesionista per aver continuato a leggere...
Così forse lo dipingo troppo come una tortura (auto-tortura psicologica?) ma sono contenta di averlo letto, cercherò pure di trovare i volumi “mancanti” usciti solo in Giappone e tutto sommato non venderò la serie italiana, come invece avevo preventivato dopo i primissimi volumi.
C’è anche da dire, però, che gran parte della mia felicità per essere arrivata infondo è legata al principale motivo per cui mi sono impegnata a ridurre le pause (un giorno, e non settimane come dopo il primo volume) per il semplice fatto che mi ero ripromessa di rileggere Trinity Blood una volta finito *cof cof*
Che poi, ad esser sinceri, mi è venuta voglia di farmi del male, e perdere delle diottrie a causa della pessima edizione Planet di TB, solo perché ho rivisto l’anime di recente XD

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore...
InuBoku è finito e finirà in uno scatolone; asta la vista, baby~! (?)